Le due Libèrtas

A Firenze parlando di – Libertà – vengono in mente le lotte dei fiorentini contro gli invasori stranieri o le ribellioni verso nobili famiglie che puntavano a ottenere troppo potere in città, pensiamo all’esilio di Cosimo De Medici, a Pier Capponi che vuol far suonare le campane o ai calcianti che ignorano l’assedio francese e giocano ugualmente la partita di calcio storico. Questa parola, però, lega Firenze anche a un’altra faccenda, molto pacifica, sulla quale hanno iniziato ad indagare da qualche anno storici ed esperti d’arte di tutto il mondo, una scoperta che, se venisse confermata, rappresenterebbe un motivo di vanto in più per la città di Firenze…

Vediamo i fatti e azzardiamo delle congetture iniziando da lontano…

1871

L’esito della Guerra Franco Prussiana appare ormai chiaro: Napoleone III, dopo l’amara sconfitta di Sèdan, si è consegnato prigioniero alla Prussia, assieme a quello che resta della propria armata, ma i francesi non intendono arrendersi e dopo aver formato un governo provvisorio riescono a organizzare un esercito di difesa formato dalla guardia nazionale, franchi tiratori e 250,000 volontari e si preparano a combattere.

La resistenza francese è vivace e disperata, si combatte a nord e est della Francia, nella Valle della Loira, e alcune vittorie riportate dall’esercito improvvisato di Parigi sui Prussiani sembrano far apparire l’esito della guerra non più così scontato. Uno dei successi più importanti fu la nota Battaglia combattuta alle porte di Digione.

Tra il 21 e il 23 Gennaio la città della Borgogna viene attaccata da 4.000 prussiani, ma a  attenderli trovano Giuseppe Garibaldi, che assieme alle sue famose camicie rosse, alla guardia nazionale savoiarda, ai corpi franchi e un esercito di volontari polacchi, ungheresi e spagnoli è stato chiamato a supporto delle manovre militari francesi.

La strategia militare di Garibaldi e il valore delle sue truppe hanno la meglio e l’esercito nemico è costretto a ritirarsi, regalando alla Francia una gloriosa vittoria (anche se inutile. La Francia sarà poi costretta a firmare l’armistizio).

Luogotenente di Giuseppe Garibaldi durante la battaglia di Digione è un giovane e convinto repubblicano francese di nome Frédéric-Auguste Bartholdi che, deluso dalla arrendevole politica francese, resterà un fervente sostenitore degli ideali Garibaldini e come l’amico Garibaldi, al termine della guerra verrà presto iniziato alla massoneria.

1875 

A Firenze la star del momento è lo scultore viterbese ma ormai adottato dalla città, Pio Fedi, reduce del gran successo avuto dal Ratto di Polissena, unica statua moderna ad avere l’onore di essere ospitata nella Loggia Dei Lanzi, in Piazza della Signoria, assieme ad artisti del calibro di Benvenuto Cellini, il Giambologna e opere originali di epoca romana.

Appare quindi naturale affidare a lui il progetto di un solenne monumento funebre in omaggio al drammaturgo pisano Giovan Battista Niccolini  da collocare sulla tomba nella basilica di Santa Croce.

Il bozzetto in gesso di Pio Fedi mostra una figura femminile drappeggiata dalle forme eleganti e sinuose che stringe in mano una corona di alloro, una chiara allegoria della Poesia in memoria dell’attività letteraria del Niccolini.

A spasso per le strade di Firenze, in quel periodo, troviamo un certo Eugene Viollet le Duc, notissimo architetto francese che si è guadagnato gli onori della cronaca partecipando al restauro della Cattedrale di Notre Dame. Non abbiamo prove che le Duc si sia mai incontrato con Pio Fedi, ne che abbia mai visionato i bozzetti della sua opera, quello che sappiamo per certo è che l’architetto francese è accompagnato nei suoi giorni fiorentini dal suo miglior allievo: Frédéric-Auguste Bartholdi.

Bartholdi è un architetto affermato già durante la guerra Franco Prussiana. Per combattere al fianco di Garibaldi rientra frettolosamente in Europa dall’Egitto dove è chiamato valutare il progetto di un imponente statua faro sul Canale di Suez.

Anche di lui non sappiamo se abbia mai avuto contatti con Pio Fedi, ma i due artisti sono entrambi legati a logge massoniche, un loro incontro a Firenze risulta quindi abbastanza probabile.

1883

La Libertà della Poesia di Pio Fedi era già terminata nel 1877 ma a causa di alcuni problemi comunali resta per vari anni chiusa nel suo atelièr in Via dei Serragli, fino a quando, nel Maggio del 1883 viene finalmente posizionata nella Basilica di Santa Croce e inaugurata con gran gioia della città e enorme ammirazione di tutto l’ambiente artistico italiano. 

 1886

C’è un’altra importante inaugurazione che procura grande fermento su una piccola isoletta all’entrata del porto sul fiume Hudson al centro della baia di Manhattan. Negli ultimi due anni una piccola nave ha effettuato quasi duemila viaggi dalla Francia a New York per trasportare i pezzi di una imponente statua che i francesi hanno donato all’America in segno di amicizia tra i due popoli e in commemorazione della dichiarazione d’Indipendenza di un secolo prima (1776). Adesso la maestosa opera sta per essere finalmente svelata: il nome originale è La Libertà che illumina il mondo (Liberty Enligtening the World in inglese, La Liberté éclairant le monde in francese) ma per tutti sarà sempre conosciuta semplicemente come La Statua Della Libertà. L’opera più famosa e celebrata dell’architetto Frédéric-Auguste Bartholdi.

Inutile descrivere La Statua Della Libertà, ormai elevata a icona pop, quello che invece è curioso notare è l’impressionante somiglianza della statua di Bartholdi con la Libertà della Poesia di Pio Fedi, e non solo nel nome: le similitudini del drappeggio dell’abito, della corona, della posizione del corpo e della catena spezzata ai loro piedi seppur riportando sostanziali differenze dettate dalle diverse destinazioni e funzioni delle due opere, risaltano prepotentemente all’occhio e stupiscono ad ogni confronto.

Confrontando i tempi di progettazione e realizzazione delle due statue, anche alla luce dei fatti sopraesposti, parrebbe che se plagio, o almeno forte ispirazione, c’è stato sia avvenuto da parte di Bartholdi verso il meno noto artista italiano, ma a riguardo esistono solo ipotesi e speculazioni.

Potremmo invece risolvere salomonicamente la faccenda facendo notare invece come entrambi gli artisti si sono chiaramente ispirati al mondo classico e in particolare alle rappresentazioni della dea romana Libertas, raffigurata in molte monete dell’Impero o nelle pose delle statue elleniche e romane di Hera (o Era o Giunone), circostanza che potrebbe aver portato i due a creare le loro “Libertà” in maniera indipendente anche se con sorprendenti coincidenze.