Due Estati Tremende Che Firenze Non Dimenticherà Mai Più.

…e alla fine arriva l’estate.

Ci coglie sempre impreparati come un uragano, ogni volta è “l’estate più calda degli ultimi dieci anni”, si suda, ci si lamenta, si giura e stragiura “Caldo come quest’anno non ha fatto mai”, poi arrivano i turisti, riempiono le piazze, occupano gli alberghi, li vediamo marciare ovunque sotto il sole. Ma per Firenze questo è nulla. La città è sopravvissuta a ben altro…

LA PRIMA INVASIONE

Anno 406,  23 Agosto

Firenze non è più soltanto un accampamento militare romano, ha il suo acquedotto che trasporta acqua da Monte Morello, ha un foro in quella che adesso è Piazza della Repubblica, ha almeno due terme, un teatro e un anfiteatro, è quindi a tutti gli effetti una vera e propria città dell’Impero Romano D’Occidente, fiorente e operosa.

Ma sta per accadere qualcosa di devastante che potrebbe rispedire Firenze indietro nei secoli bui e distruggere ogni suo sforzo di sviluppo: Stanno arrivando i Barbari.Dopo aver lasciato dietro di sè un scia di città distrutte, 20.000 Goti comandati dal comandante Radagaiso stanno scendendo dai Carpazi e si preparano ad assediare Firenze.

Ancora poco abituata ad assedi nemici e battaglie, la popolazione Fiorentina è nel panico, intimorita dalle cronache di violenze e sanguinose uccisioni tipiche delle invasioni barbariche. Chi proteggerà la città dalla loro furia?All’epoca degli eventi, il culto di San Giovanni Battista sta lentamente prendendo il posto del pagano Dio Marte, protettore della città romana, e la popolazioni è ormai quasi totalmente convertita al Cristianesimo. A capo della diocesi Fiorentina c’è forse il primo pater patriae della città: San Zanobi. Ed è proprio intorno a San Zanobi, che anima e incoraggia alla resistenza contro i Goti, che si stringono i fiorentini in cerca di protezione e speranza.

Evidentemente le preghiere di San Zanobi furono ascoltate perché, il 23 Agosto 406, proprio poco prima che la porta Nord della città ceda all’assedio, le legioni romane del generale Stilicone raggiungono e sconfiggono l’esercito distruttore e poi inseguono Radagaiso fino alle colline di Fiesole e lo uccidono salvando Firenze.

La tradizione vuole che proprio quel giorno si ricordasse santa Reparata di Cesarea di Palestina e proprio a questa santa martire i fiorentini vollero dedicare in segno di riconoscenza una pieve appena fuori dalla Porta Nord, proprio quella chiesa di Santa Reparata che alcuni secoli più tardi, con il trasferimento delle spoglie del vescovo Zanobi, diventò cattedrale, al posto del già esistente battistero di San Giovanni, allora semplicemente chiesa, indicata spesso come l’edificio più antico di Firenze che abbia mantenuto la sua struttura originaria.

L’ESTATE PIU’ CALDA

Anno 1304, 28 Giugno

Nonostante i Ghibellini siano stati ormai sconfitti e cacciati da Firenze, per la città non c’è ancora pace.

Per diverse visioni economiche ed ideologiche (ma anche futili motivi di …”cattivo” vicinato” tra famiglie) i Guelfi vincitori si sono scissi in Cerchi e Donati, dai nomi delle due famiglie a capo delle fazioni, e si danno battaglia con ogni mezzo.Firenze è spaccata in due. Agguati, accoltellamenti, sabotaggi, risse e fatti di sangue vari sono all’ordine del giorno e stanno causando la rovina della città.

Tra i vari accadimenti uno dei più gravi è il famoso incendio scoppiato all’inizio dell’estate del 1304, il 28 Giugno esattamente, quando il priore Neri degli Abati appiccò il fuoco prima ad alcune case in Orsanmichele e poi alla torre della famiglia Caponsacchi tra via Calimala e il Mercato Vecchio.Tutto sarebbe restato nei limiti dei soliti atti di disturbo se improvvisamente il vento non avesse spinto le fiamme verso gli edifici adiacenti, distruggendo uno dei maggiori depositi di grano della città, per poi propagarsi velocemente per tutta la via Calimala, l’area circostante il mercato nuovo e Por Santa Maria fino a raggiungere il fiume e finalmente fermarsi.

Venne annientato in pochi minuti il nucleo mercantile più importante della città, più di millesettecento edifici, che portò al dissesto finanziario svariate famiglie che traevano dal commercio prestigio e ricchezza, con conseguenze pesantissime per l’economia di Firenze.Le botteghe, le case e i magazzini che non andarono bruciati finirono preda di ladri e briganti che approfittarono velocemente del caos e sparirono velocemente con spezie, stoffe pregiate e mercanzia di ogni tipo. Firenze impiegò anni per ricostruire gli edifici andati perduti ma furono moltissimi i ricchi mercanti che finirono in povertà e lo rimasero per sempre.

Il fatto non ebbe nessuna conseguenza penale per l’incendiario Neri Degli Abati perché, come spesso accadeva a causa di un corruttibilissimo sistema giudiziario, fu sufficiente corrompere adeguatamente i vari giudici cittadini per far cadere tutto nel dimenticatoio, con buona pace delle vittime.